Il nostro primo viaggio a Gitega, in Burundi è avvenuto nel  2006 , quando con tutta la famiglia ci siamo recati per conoscere l’Africa, terra natia del nostro primogenito Petero (Ruandese che però, per motivi di sicurezza in quel periodo non poteva visitare il  Ruanda). Siamo stati ospiti delle suore Bene Maryia nella casa che accoglie volontari voluta da Museke: è stata un’esperienza intensa, la prima volta a contatto con la povertà, ma anche con la calda accoglienza delle suore e dei bambini che sia per strada sia all’orfanatrofio ci venivano incontro festanti e sorridenti.

Abbiamo sentito dentro di noi e per voce di sr Cecilia Miburo la chiamata a dare una mano. Così l’anno successivo siamo tornati io e mio marito Lucio, per programmare un progetto di sostegno che durasse nel tempo. D’accordo con l’allora madre generale Sr. Marie Victoire abbiamo iniziato a raccogliere fondi per poter costruire un Centro, un ambiente simile ai nostri Consultori dove le persone, soprattutto i più poveri, potessero ricevere supporti di varia natura: sostegno psicologico per le necessità che avevamo individuato essere legate alla salute psichica e fisica, accompagnamento ostetrico alle madri, consulenza agronomica per un aiuto nella coltivazione e, data la vicinanza della prigione, un sostegno legale.

Il terreno sul quale è stato edificato il centro era stato acquistato da una volontaria di Concesio:  Cesarina Alghisi; la sua collocazione tra l’ospedale e la prigione, lo faceva essere un luogo strategico che si prestava proprio allo scopo.

Nell’Aprile del 2009 qui in Italia ci siamo costituiti onlus, associazione di volontariato riconosciuta, per poter ricevere contributi sia statali sia di altri enti e persone fisiche.

Abbiamo poi iniziato a inviare soldi, prima per la costruzione del muro e poi per l’edificazione del centro stesso, suggerendo l’adozione di un progetto per un edificio di ridotte dimensioni, compatibile con la capacità di raccolta fondi della nostra piccola associazione onlus che coinvolgeva soprattutto le nostre famiglie.

Ricordo ancora una telefonata con Sr Cecilia nel 2013, quando pensavo che il centro fosse ormai finito, che mi diceva: “non so come dirtelo ma sono finiti i mattoni” e mi confessava che l’ufficio urbanistica di Gitega non aveva voluto ridurre il progetto depositato che quindi si doveva costruire un edificio molto più grande, dove poi scoprimmo sarebbe stata ospitata anche la comunità di suore.

Ci sono voluti quasi 7 anni e l’aiuto di alcuni benefattori per riuscire a finire il Centro di Ascolto che abbiamo chiamato, d’accordo con la suore Ben Mariya – Gaciro che in kirundi significa “prezioso” dal versetto Isaia 43-4 “tu sei prezioso ai mie occhi” perché crediamo fermamente che il centro debba far sentire l’accoglienza, l’accudimento, l’ascolto profondo.

In occasione della inaugurazione 2014 abbiamo incontrato la suora psicologa Sr Marie-Jeanne Nyanduruko che aveva esperienza di ascolto delle vittime di traumi di guerra, incaricata dalla congregazione per dirigere il centro. Con lei e sr Cecilia Miburo abbiamo contribuito ad impostare il lavoro del centro suggerendo un ascolto attivo non solo di persone in disagio mentale, ma anche di persone con fragilità relazionali nelle famiglie, stimolando ad un lavoro di rete con altri enti che si occupano di emarginazione, quali  il centro antiviolenza, che è proprio accanto, e poi l’ospedale dove i malati devono essere completamente accuditi dai familiari che spesso non hanno gli strumenti per relazionarsi con i medici, i familiari dei carcerati…

A dicembre del 2017 abbiamo constatato il grande lavoro svolto da Sr Jeanne nell’offrire ascolto competente a chi è in situazione di disagio psichico o psicologico. Per rendere più efficace il suo intervento ha formato i relais communautaires, dei referenti di ogni villaggio a cui ha spiegato cosa è la malattia psichica, facendo seminari cadenzati per poi affidare loro il compito di segnalare persone in situazione di fragilità, e poi chiedere loro di fare da referenti nel follow up di un ricovero o di una cura che ha previsto la degenza presso il centro.  Abbiamo ottenuto che con Sr Jeanne ci fosse un laico, all’inizio un educatore Clément, che aiutava nella prima accoglienza di coloro che si presentavano al centro, poi la psicologa Divine NIZIGIYIMANA che con sr Jeanne gestiva prima accoglienza, terapie di gruppo e rinforzo dei relais communautaires.

Nel 2023 in occasione di un’altra nostra visita abbiamo a cui hanno preso parte anche due nostri amici (e nuovi soci, Monica Roversi e Gianpaolo Ughini) abbiamo avuto modo di approfondire le attività svolte dal centro, di incontrare i relais communataire e sentire i racconti di qualche utente, è stato molto emozionante sentire dalle loro parole quanto il Gaciro li avesse fatti sentire accolti.

C’è stata anche la possibilità per Sr Jeanne di scambiare un po’ di esperienza con Monica, che lavora come educatrice in un servizio territoriale per pazienti psichiatrici. Inoltre, abbiamo visitato l’ospedale psichiatrico e incontrato il responsabile sempre per tessere relazioni.

Lo scorso anno Sr Jeanne è stata spostata alla formazione delle novizie, a Gaciro è arrivata un’altra suora psicologa Sr Alice AKINDAVYI che abbiamo potuto incontrare nella nostra visita del Natale 2024 proprio i primi giorni del suo incarico.

Parlando con lei, sr Jeanne e Divine abbiamo capito come fosse importante che ci fosse l’affiancamento di un’altra persona, suora o laica che liberasse le due psicologhe da quegli incarichi e funzioni che non richiedono competenze specifiche, come: l’accompagnamento dei malati all’ospedale psichiatrico, l’acquisto di farmaci o di generi alimentari per gli indigenti.

Così da qualche mese al Centro Gaciro c’è anche Sr Léa NSHIMIRIMANA.

Il progetto iniziale, ambizioso per la molteplicità dei problemi che si intendevano affrontare, voleva essere uno spazio di ascolto in cui creare collegamenti e attivare collaborazioni con altre realtà che già si occupano del soddisfacimento dei  bisogni specifici espressi dalla gente. Non siamo riusciti a realizzarlo come, forse un po’ ingenuamente, l’avevamo immaginato, ma abbiamo toccato con mano quanto il centro di ascolto sia importante per coloro che lo frequentano, e quanto può ancora offrire al territorio.

Per questo nelle nostre visite abbiamo insistito molto che si impostasse un lavoro il più possibile di rete, orientato alla prevenzione, in grado di coinvolgere altri enti che lavorano con il disagio. Siamo felici di constatare che si sta procedendo in questa direzione.

Anche noi qui in Italia ci teniamo in contatto con altre realtà che operano in Burundi, e ci confrontiamo spesso con Giacomo Marniga di Museke, Mauro Dossi del Melograno, Ruggero del comitato di Concesio.

Da parte delle responsabili del centro riceviamo un resoconto mensile dei casi presi in carico e dell’operato. I casi di disagio sono sempre molteplici come le patologie psichiatriche, purtroppo a queste si aggiunge una situazione di povertà e di precarietà che richiede spesso un sostegno economico, l’acquisto dei farmaci e spesso anche di generi di prima necessità a cui spesso devo provvedere il Centro.